venerdì 6 febbraio 2009

ELUANA: L'OPINIONE DEL DOTT. FELICE ACHILLI DIRETTORE DELL'UNITA' CARDIOLOGICA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA MANZONI DI LECCO


Secondo il dott. Felice Achilli, fondatore di Medicina e Persona e direttore dell’azienda ospedaliera- unità cardiologica “Manzoni” di Lecco, vi è profonda differenza tra “coma” e “stato vegetativo persistente”, tipico delle disabilità gravi come quella di Eluana Englaro, ma che non sono da considerarsi alla stregua di pazienti terminali.

“Allo stato attuale - sostiene il dott. Achilli - la medicina non può dire una parola definitiva su questi casi, ma cesserebbe di essere se stessa se rinunciasse alla speranza di migliorare nella cura dei pazienti per i quali non si intravedono soluzioni migliorative”. Nell’offrire una considerazione di più vasto respiro, ha detto: “la vita di qualsiasi persona dipende dalla presenza di un altro, sempre. Certamente ciò si vede in modo macroscopico quando c’è una disabilità grave; ma, se fossimo razionali, ci accorgeremmo che è una legge dell’esistenza che vale per tutti e in ogni caso. Per riconoscere tale evidenza non c’è bisogno di uno stato vegetativo persistente”.

Sul caso Englaro, Achilli ha formulato tre osservazioni: “non è istintivo ne’ naturale ammettere di vedere chi è veramente Eluana: una persona viva e accudita da 18 anni da qualcuno che non è ne’ suo padre ne’ sua madre ma dalle suore misericordie che si rapportano e si relazionano con lei e che la sentono viva. Non è detto inoltre –ha aggiunto- che ciò che siamo abituati considerare normale o scontato lo sia per tutti: in Canada, ad esempio, se ci si sente male e si cade a terra, non si è aiutati da nessuno. La vicenda di Eluana ci può aiutare a comprendere che senza il riconoscimento che la nostra vita per essere sostenuta ha bisogno di un “altro” si corre il rischio di confondere un omicidio con la carità”.

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