
Udine ha scelto di essere, grazie anche al comportamento ignavo di numerosi organi istituzionali, il luogo della morte di Eluana Englaro. Luogo ove si è compiuta la prima sentenza di condanna a morte dell'Italia repubblicana, munita dei bolli degli ermellini della corte di cassazione.
La capitale del Friuli medaglia d'oro della resistenza si riabiliti immediatamente dedicando SUBITO la attuale via Sant'Agostino (ove sorge la Quiete) a Eluana Englaro.
Così Udine sarà ricordata per la città dove vivrà il ricordo di questa sventurata ragazza, 'rottamata' perché considerata da qualcuno 'una forma di vita non degna di vivere'.
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Le nostre montagne sono state teatro della prima guerra mondiale. In Friuli si sono lette pagine dolorose della resistenza (Porzûs su tutte), siamo stati noti per essere uno dei luoghi dove l'oscura organizzazione Gladio prosperava. Non riusciamo a liberarci dal peso dell'essere un luogo di odio, di contrasto e di morte. Qualche imbecille ha pensato fosse un atto di civiltà far venire qui la povera Eluana affinché venisse eseguita quella che sostanzialmente è una condanna a morte. Udine e il Friuli devono riabilitarsi. Udine deve essere la città della VITA di Eluana Englaro, dove - per sempre - ci sia una via, quella della Quiete ovvero l'attuale via Sant'Agostino, a ricordare questa sventurata che rappresenta l'esempio di come una vita considerata NON IDONEA e NON APPAGANTE da coloro che le stavano vicino sia stata ingiustificatamente soppressa. Rimediamo subito. Intitoliamo una via a Eluana per ricordarla VIVA.

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