martedì 3 marzo 2009

AL TEATRONE E' ANDATA IN SCENA LA MAGIA DEL FLAMENCO

(Loro l'hanno visto così)
(Messaggero Veneto, 4 marzo 2009, pag. 16)
UDINE. Nel segno della fusione, caratteristica di tutti gli stili di danza che evolvono dalla tradizione verso nuovi e piú complessi generi, anche il flamenco ha modificato i suoi impulsi e le sue convinzioni e continua a manifestarsi arte sensibile ai cambiamenti di gusto e di tendenza della società. Nato dall’incontro delle tradizioni musicali dei gitani venuti dall’India con le musiche dell’Andalusia, il flamenco esprime la sua matrice nomade nella presenza della chitarra e del canto mentre la fusione di ritmi moreschi, ispanici e indiani sono alla base della sua danza. Questo genere espressivo deve la sua popolarità al teatro e allo straordinario talento di artisti carismatici (tra cui Antonio Gades, Antonio Márquez e Joaquin Cortés) che hanno saputo rinnovare la sua configurazione popolare e profonda ( baile jondo ) promuovendolo quale arte scenica verso una formula riconosciuta come flamenco teatrale . Nel solco di questa evoluzione si pongono oggi Angel Rojas e Carlos Rodriguez apprezzati interpreti al Teatro Giovanni da Udine di Sangre Flamenca , col Nbe, Nuevo Ballet Espanol, di cui sono co-direttori e coreografi. Sul palco, dunque, scarpe chiodate, nacchere e chitarre secondo un gusto performativo sobrio e modernissimo quello del nuevo flamenco ” di matrice sperimentale che si apre a orizzonti musicali e all’acquisizione di novità stilistiche e tecnologiche: la colonna sonora si arricchisce di altre sonorità date da flauto, violino, violoncello e percussioni, il disegno luci è raffinato e funzionale, i costumi di taglio essenziale hanno le tinte base del nero e del rosso. Esposti a fasci e coni di luce o filtrati dal gioco elegante di rideaux trasparenti calati ad arte, i danzatori del Nbe danno vita a un assemblaggio di brani privi di una precisa narrazione coreografica o emotiva: sono prevalentemente esecuzioni solistiche e duetti degli eccellenti Rojas e Rodriguez, fautori di una tecnica che coniuga la modernità del linguaggio contemporaneo a elementi della scuola classica e bolera, il balletto spagnolo dell’Ottocento. La loro danza strappa applauso ha i suoni rauchi e modulati del canto flamenco e la versatilità di rendere efficacemente i diversi registri dinamici e ritmici. Si alternano brani impegnativi, anche per durata, di danza unisona o botta e risposta, strutturati con assoluto rigore e contraddistinti da sequenze articolate di giri pronti a cedere al virtuosismo coreutico di zapateados , la cui funzione di rimando al canto è quella di sottolineare la pulsione ritmica e l’abbandono del corpo al potere misterioso e istintivo del duende . Il complesso esibisce padronanza scenica ed esecutiva, si spinge a fuori-asse e flessioni del tronco tipiche dei linguaggi d’avanguardia mantenendo sempre fluidità e controllo. Il lavoro definisce la completezza della messa in scena e accede a un substrato emozionale che raccoglie e rivendica un’innata esigenza di modernità. Elisabetta Ceron

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