Loro l'hanno visto così
(Messaggero Veneto, 13 marzo 2009, pag. 15)
UDINE. Gran pubblico, l’altra sera, per un momento clou della stagione musicale al Giovanni da Udine, protagonisti la celebre orchestra Camerata Salzburg assieme al greco Leonidas Kavakos, uno dei più acclamati violinisti del momento, impegnato come solista e come direttore. L’apertura è con il Concerto BWV 1052 di Johann Sebastian Bach, che tutti conoscono come concerto per clavicembalo e orchestra, ma del quale si sa che esisteva una versione precedente, non si sa se per violino, viola d’amore o viola da gamba e orchestra, poi perduta. La versione di questo lavoro è una ricostruzione del musicologo Wilfried Fischer, poi confluita nel catalogo della Neue Bach-Ausgabe . Leonidas Kavakos affronta l’impegnativa prova con una impostazione non filologica. La partitura è densa di un grande virtuosismo violinistico che sembra precorrerne i tempi e Kavakos supera le parti più ardue con estrema facilità, con pulizia tecnica e bel suono, mostrando un Bach formalmente perfetto, ma freddo. In poche parole, il suo Bach è bello, ma senz’anima, e il pubblico udinese applaude sì, ma non acclama. L’atmosfera cambia completamente con la seconda proposta della serata, la Suite per orchestra d’archi del moravo Leoš Janácek. Qui, il suono dell’orchestra diretta da Kavakos, che in Bach algido e distante, si fa profondo e intensamente espressivo. L’esecuzione di questo giovanile lavoro di Janácek è ammaliante fin dal primo tempo, il Moderato , grazie al bel fraseggio della Camerata. Le parti solistiche sono esaltate dalla bravura degli esecutori (nel penultimo Adagio il dialogo fra il primo violoncello e il primo violino è di una bellezza struggente e i due solisti, Giovanni Gnocchi e Alexander Hohenthal, sono splendidi nella loro resa espressiva). Gli incisi popolareschi o salottieri che intessono la trama della Suite si evidenziano in tutta la loro bellezza. La Camerata Salzsburg dà una prova d’insieme di grande perizia, anche in passaggi tecnicamente impervi, come il Pre sto, Adagio, Presto , in una esecuzione di eccellente livello, salutata da caldi applausi del pubblico. Nella seconda parte, l’esecuzione del quartetto L a morte e la fanciulla D 810 di Franz Schubert, qui presentato in una inconsueta trascrizione per orchestra d’archi curata da Gustav Mahler. Una trascrizione che cambia di pochissimo, si nota qualche novità nell’uso dei contrabbassi che nell’originale ovviamente non ci sono, l’originale tessuto della composizione schubertiana, rispettandone l’intensa espressività. La Camerata Salzburg ricrea in pieno, sotto l’espressiva direzione di Kavakos, le profondità musicali della splendida composizione. Commosso e ammaliato il pubblico del Teatro Nuovo, che le tributa caldi applausi, cui segue un bis con il terzo movimento di una Cassazione di Mozart. Sergio Zolli

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