Loro l'hanno visto così
(Il Gazzettino, 4 aprile 2009, pag. 19)
Treviso A chiarire subito che questo non sarà un concerto, con canzoni sparate in rapida successione, ma piuttosto una chiacchierata tra amici ci pensa lui. «Vi spiego subito la differenza tra un jukebox e un cantautore. Io non ho le luci, e non sono colorato». Francesco Guccini appare sul palco del Palaverde di Villorba con la sua mole imponente, camicia rossa «sbiadita ... un po' come il Pd» e gli immancabili jeans. E il "suo" popolo, 3.500 fan di ragazzi, coppie, e nonni accorsi giovedì sera per l'unica data Triveneta del tour, lo accoglie con un applauso lungo, lungo. Il cantastorie modenese, che ha cavalcato la storia d'Italia in quattro decadi di canzoni, ringrazia a gesti. E stempera l'emozione con una serie di battute che strappano vere e proprie risate. «Buonasera. Buonasera fannulloni padani. Ho esaurito la scorta di camicie verdi, ma sono felice di essere qui tra voi. Io, terrone di Bologna». Qualche stoccata a Berlusconi "che ha i capelli come Ken, il marito di Barbie", a Fini "diventano missino per non essere riuscito a vedere un film. Lo stesso film che io ho visto due sere dopo. Pensate se non fossi entrato in sala, magari sarei missino anch'io". Poi, dosando sapientemente parole e musica, calano le luci sul palco semplice, ma ben illuminato e facilmente visibile da ogni angolazione. "Canzone per un'amica" fa esplodere il parterre. E, poi, ballate d'amore come "Vedi cara" ("scritta quando non ci si lasciava inviando un sms al partner") e "Canzone quasi d'amore". Guccini "galoppa" tra vecchi cavalli di battaglia che hanno raccontato in musica la storia del Paese e due inediti "Su in collina" canzone sulla Resistenza e "Il testamento del pagliaccio" ("I pagliacci siamo tutti noi" dice). Il pubblico lo segue, ripetendo a memoria i versi delle canzoni e accendendo non le luci dei telefonini ma le fiammelle degli accendini, un po' come ai vecchi tempi. Il concerto sale di tono, il timbro caldo di Guccini si stempera con dolcezza sui magistrali suoni della band, Ellade Bandini (batterie), Antonio Marangolo (sax), Vince Tempera (pianoforte, reduce dalle esperienze televisive di direttore d'orchestra alla Corrida), Pierluigi Mingotti (basso), Roberto Manuzzi (sax), "Flaco" Biondini (chitarre) e lo stesso Guccini, spina dorsale di tutti i componenti della band, con il suono pulito della sua chitarra acustica. Con "Eskimo" i fan, un popolo di sinistra che sembra ritrovare voce e colore in versi antichi ma mai datati, cominciano a ballare. E si scatenano con "Il vecchio e il bambino", "Auschwitz", "Dio è morto". Dopo tre ore di musica Guccini saluta con il "suo" testamento, "La locomotiva" e il pubblico risponde sollevando i pugni chiusi. Valeria Lipparini

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