martedì 7 aprile 2009

MAISKY VIRTUOSO, MA A NOSTRO AVVISO PER SOLI ADDETTI AI LAVORI

Loro l'hanno visto così
(Messaggero Veneto, 8 aprile 2009, pag. 17)
UDINE. Il contrasto tra la gran folla che riempiva il Teatro Giovanni da Udine, gremito per assistere all’attesissimo concerto del divo del violoncello Mischa Maisky, e il vuoto, salvo la seggiola riservata al virtuoso, del palcoscenico, l’altra sera era altamente suggestivo. Tale antinomia sembrava evocare e simboleggiare il contrasto fra il vociare del mondo, della gente comune ed un’altra dimensione, quella della musica di Johann Sebastian Bach, immateriale, essenziale nella sua purezza apollinea. Gran sacerdote di questa celebrazione della mistica bachiana è, come già annunciato, il violoncellista lettone Mischa Maisky, che presenta al pubblico udinese tre delle Sei suites per violoncello solo , composte da Bach a Köten fra il 1720 e il 1724. Dopo un minuto di silenzio dedicato, su invito del sovrintendente Spini, alle vittime del terremoto in Abruzzo, Maisky, in un surreale silenzio, attacca il celeberrimo Prélude della Suite numero 1 in sol maggiore BWV 1007 . Il suono di Maisky è di quelli che non ti scordi e immediatamente affascina il pubblico del Teatrone. Gli accordi sono di una perfezione apollinea, l’imitazione contrappuntistica fra le voci è di precisione millimetrica e grande chiarezza, il livello tecnico (ma come dubitarne?) è straordinario. Il pubblico ha la sensazione di trovarsi di fronte a un vero proprio evento. Il Bach proposto da Maisky è straordinariamente affascinante, ma fra molta parte del pubblico si vengono affacciando alcune perplessità. Nel corso della successiva Allemanda , infatti, il ritmo è sottoposto a molti rallentandi e accelerandi, alterando la costanza della pulsazione ritmica, che è una delle caratteristiche della musica bachiana. Nella Courante gli accordi sono forse troppo marcati e la Sarabande è affascinante, ma troppo ostentata come sonorità. In definitiva, si ha l’impressione che questa prima suite sia suonata dal virtuoso lettone in maniera troppo romantica e che perciò venga sì ad acquistare in profondità sonora ed espressiva, ma perda in leggerezza. Ciò è sicuramente in parte dovuto anche alle diversità fra lo strumento di Maisky e il violoncello barocco. Quest’ultimo, infatti, specie nell’uso dell’arco, era diverso e non consentiva le performances possibili con gli strumenti attuali. Forse, però, erano proprio quelle le possibilità a cui il Kantor pensava nel momento in cui scrisse questo grande capolavoro. L’esecuzione della successiva Suite numero 4 in mi bemolle maggiore BWV 1010 presenta gli stessi caratteri della prima, ma, parimenti, non può fare a meno di commuovere, affascinare ed abbagliare l’ascoltatore con quella cascata di suoni e di colori. Non c’è che dire: il Bach-Maisky è di grandissima suggestione e conclude fra applausi calorosissimi la prima parte del recital. Il secondo tempo del concerto vede l’esecuzione della Suite numero 5 in do minore per violoncello solo BWV 1011 . Anche in questo capolavoro Maisky dà fondo a tutte le possibilità espressive del suo Montagnana, regalandoci un’interpretazione di Bach che, pur con tutti i limiti di cui si parlava precedentemente, incanta il pubblico udinese, che tributa, alla fine grandissimi applausi al virtuoso lettone, il quale, di fronte a tanto entusiasmo, non può evitare di concedere ben due bis: la Bourrée 1&2 tratta dalla Suite numero 3 BWV 1009. Sergio Zolli

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