Sensazionalismo: se penso ai tempi bui in cui vivo, scopro che giornalismo ormai fa rima con sensazionalismo. Clamore, urla: un giornalista al giorno d’oggi non fa altro, sbraita, strilla, sbatte sul muso del lettore (o telespettatore) notizie più o meno rilevanti, enfatizzandole indistintamente a dismisura. Chi ricorre al chiasso, lo fa per sopperire alla mancanza di stile e professionalità, deduzione fin troppo ovvia.
Però il punto è anche questo: in Abruzzo c’è stato un terremoto, è morta della gente. E’ chiaro che l’essere umano non è una macchina infallibile, è altrettanto chiaro che a monte ci siano state delle incurie, un’eccessiva italiana leggerezza nella costruzione degli edifici, imprese di costruzione con poca coscienza e grandi tasche pronte solo a racimolare euro in cambio di…sabbia. A monte ci sono anche studenti costretti a vivere in case dello studente con crepe grosse e profonde come il dolore dei genitori che ora li piangono: studenti e famiglie che forse, a poter tornare indietro nel tempo, ora si lamenterebbero molto di più per quelle crepe, e sarebbero molto meno fatalisti. A monte c’è una Protezione Civile che si organizza come può, cercando di perfezionare il difficile raccordo e coordinamento con gli Enti Territoriali: misteriose entità inconsistenti ectoplasmatiche dell’amministrazione italiana.
Il caso di stato: Annozero e il clamore di cui fa uso. Non sono una grande fan di Santoro, trovo che i suoi toni siano sgarbati, io sono cresciuta col mito del pacato Enzo Biagi. Ma di toni sgarbati e volgarità ne troviamo a bizzeffe anche a Mediaset: a Studio Aperto, per citarne uno, al Tg4…e qual è la differenza? Il fatto che Mediaset non è servizio pubblico, e dunque può permettersi di essere diseducativa? Oppure magari il fatto che spalleggia apertamente la maggioranza? La risposta è ovvia in maniera imbarazzante. Annozero è servizio pubblico nel senso più basilare, ha una funzione: scoperchiare l’enorme anfora del non detto. Spesso i modi risultano provocatori, sbracati, sopra le righe, ben al di là del confine del buon gusto, certamente. Talvolta il vignettista (Vauro) scivola troppo in basso, quando per iperbole satirizza sull’attualità politica. Ma francamente, trovo che di volgarità e di strumentalizzazione del dolore nel giornalismo televisivo (e non solo televisivo) ne siano passati e ne passino di ben peggiori. La Rai rimprovera Santoro, sospende Vauro, compiace la maggioranza, indigna l’opposizione. Polemica alimenta polemica, la gente si schiera facilmente quando non ha più certezze, e l’Italia continua a mordersi la coda. Ma la libertà di espressione deve rimanere, con la precisazione che è nostro diritto criticare, ma è preciso dovere non censurare…la censura toglie qualche vignetta senza buon gusto, ma di questi tempi rischia di nascondere anche le verità che andrebbero rivelate.
GIOIA MOLINARI

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