mercoledì 1 aprile 2009

SERATA DI CLASSE CON FIORELLA MANNOIA A UDINE

Loro l'hanno vista così
(Messaggero Veneto, 1 aprile 2009, pag. 18)
UDINE.
La magica voce di Fiorella accarezza con precisione e nitidezza tutte le note, similmente al miglior Van Morrison, quello tra la fine dei 70 e i primi 90, manda in visibilio, l’altra sera, i fans che riempiono il Nuovo in ogni ordine di posti. La tappa friulana de Il movimento del dare Tour mostra una Fiorella Mannoia più in forma che mai, divertita e gioiosa nei brani più ritmati, al punto, alla fine, da scendere in platea danzando al ritmo di Carlito di Carlinhos Brown e coinvolgere nel ballo una giovane donna. È un concerto che a livello di arrangiamenti si differenzia di molto da quelli dei precedenti vent’anni: merito dell’eccellente pianista di estrazione jazz Luca Scarpa , ora al posto del chitarrista, nonché autore di vaglia Piero Fabrizi, spirito rock, che ha lasciato la band per interaprendere nuove strade. Scarpa ha “asciugato” i suoni, raffinandoli, e gli strumenti stanno giustamente sempre “dietro” la voce dell’interprete romana. E a tratti, nel momenti più rarefatti, il duo Fiorella-Luca ricorda la grande luisitana Maria João, che è un tutt’uno con il pianista Mario Laginha. Nella scaletta, proposta in due set e in magnifico crescendo, la Mannoia propone sei dei brani dall’album Il movimento del dare, partendo con l’efficace Io posso dire la mia sugli uomini di Ligabue e offrendo più avanti l’incantevole Fino a che non finisce di Bungaro, Il movimento del dare, gran bel pezzo ricco di saggezza di Battiato e Sgalambro, Sogno d’ali di Fabrizi basata sul disegno di un bimbo afghano ferito dalla follia della guerra, la funkeggiante Io cosa sarò di Lorenzo Jovanotti e La bella strada di Fossati, «amico fraterno». In gran forma la “rossa” (che sfoggia tre abiti), bella la scenografia (quadrati luminosi disseminati sul fondo) e ottima la band : Luca Scarpa al pianoforte, Lele Melotti alla batteria, Roberto Gallinelli al basso e al contrabbasso, Carlo Di Francesco alle percussioni, Bruno Giordana al sax (e tastiere), Marco Brioschi alla tromba e al flicorno, Fabrizio Leo alla chitarra. Fiorella sceglie i brani con cura: oltre alle novità, Mimosa di Niccolò Fabi, Sally di Vasco, E penso a te di Mogol-Battisti, Come si cambia in chiave semielettronica (da Sanremo ’84), Oh che sarà di Chico Buarque magica con l’intro di sola voce perfetta, Occhio non vede, cuore non duole di Jovanotti anni 90 divenuta talkin’-jazz (brano amaro e profetico). Splendide Giovanna d’Arco di De Gregori e Smisurata preghiera di Fabrizio. Nel finale risplendono Il re di chi ama troppo di Tiziano Ferro, Il cielo d’Irlanda di Bubola. Poi I treni a vapore di Fossati e Il tempo non torna più, e il pubblico si lancia con gioia nel canto e nell’ handclap . Nei bis Fiorella decide che è tempo di cantare tutti in coro Quello che le donne non dicono di Ruggeri (risultato accettabile), poi si scatena con Buontempo di Fossati in stile cubano con i fiati che sparano gioiosi e la già citata Carlito. L’energia di Fiorella Mannoia sembra inesauribile, il concerto comunica una gioiosa vitalità. Un plauso al fonico Dall’Aglio e a Euritmica che ha organizzato alla grande una serata indimenticabile di festa e arte pop . Giuliano Almerigogna

Nessun commento:

Posta un commento