domenica 19 aprile 2009

RASSEGNA STAMPA: MESSAGGERO VENETO


Pronta la replica anche di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige: è bene che il governo rispetti quanto previsto dalla Carta costituzionale
Gottardo: non temiamo penalizzazioni
Moretton: lo statuto è fondamentale per assicurare benessere e sviluppo
Il ministro spiega il nuovo modello federale: stop ai privilegi, tutti gli enti saranno posti sullo stesso piano Il Pdl: ma nel Fvg non ci sono sprechi. Il Pd attacca: la nostra autonomia è attuale
ROMA. Basta con i privilegi delle Regioni a statuto speciale. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, torna alla carica sul problema commentando le critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole sulla legge Gelmini e sulla legge Brunetta. «Tutte le Regioni italiane - ha precisato - saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a statuto speciale - ha affermato Brunetta - sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno, chi bene, chi meno bene, goduto di un vantaggio finanziario. Molti l’hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte Regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull’efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. E saremo tutti un pò più equi. Che nessuno - ha aggiunto - strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».Il sindacato Savt-Ecole ha detto ieri che per il prossimo anno ci sarà un incremento in Val d’Aosta di 30 posti per gli insegnanti e «non il taglio di organici come avviene purtroppo nel resto del territorio nazionale in applicazione della legge Gelmini e della legge Brunetta». «Mi sono arrabbiato - ha sottolineato Brunetta commentando l’annuncio del sindacato valdostano - perchè è troppo facile aumentare gli insegnanti con i soldi degli altri». «L’attuale federalismo egoista di matrice post-bellica - ha rimarcato - è finito. D’ora in poi dovrà esserci un federalismo nel quale tutte le Regioni siano speciali, e non perchè hanno più soldi delle altre. Credo che in Italia non dobbiamo più avere figli e figliastri, cicale e formiche, con i soldi che vanno sempre solo alle cicale. È stato così per 50 anni, ora è una storia finita: il federalismo che stiamo costruendo sarà un federalismo della convergenza e della responsabilità».Immediata la replica da Aosta. «Ancora una volta giungono attacchi inauditi contro l’autonomia della Valle d’Aosta, da parte di un ministro del governo Berlusconi, che mistifica la nostra realtà e vorrebbe vedere calpestati i nostri diritti, conquistati con enormi sacrifici dai padri fondatori del modello di autogoverno valdostano», afferma infatti l’assessore all’istruzione della Regione, Laurent Vièrin. «La Valle d’Aosta - ha aggiunto l’assessore Vièrin - non spreca risorse, ma investe sulla cultura e sui giovani, utilizzando i tributi dei propri contribuenti, in un corretto principio di autogoverno, che offre ai cittadini risposte puntuali ad esigenze reali, attraverso servizi di qualità, efficaci ed efficienti».«Ho l’impressione che il ministro Brunetta non conosca la Costituzione», gli ha fatto eco il governatore dell’Alto Adige Luis Durnwalder. «Oppure - ha aggiunto - Brunetta non intende rispettare la Carta costituzionale». «È infatti la Costituzione a regolare l’esistenza di Regioni ordinarie e di Regioni speciali. E noi siamo una Regione speciale, anzi specialissima, visto che l’autonomia si fonda su un trattato internazionale che non può essere modificato unilateralmente senza il placet dell’Austria». «È evidente - ha concluso il governatore - che autonomia non significa soltanto competenze, ma significa aver la responsabilità dell’uso dei fondi e degli investimenti e sono orgoglioso di come abbiamo amministrato la nostra autonomia».E dall’estremo Nord passiamo alla Sicilia. «Concordo sul fatto che tutte le Regioni italiane devono essere messe nelle stesse condizioni di partenza, sia sul piano istituzionale che sul piano finanziario», afferma il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. «Va benissimo - osserva Lombardo - che tutte le Regioni italiane siano considerate speciali e che si valorizzino le peculiarità territoriali di ciascuna. È estremamente positivo che tutte siano chiamate a un uso responsabile delle risorse. Ed è importantissimo che i cittadini abbiano la facoltà di giudicarne l’operato attraverso il voto. Soprattutto nel momento in cui aumenta la pressione fiscale. Rigetto con forza l’idea che specialità sia mai stato sinonimo di privilegio. Grazie alla riforma federalista - se mai ci sarà - faremo seriamente i conti».

San Giorgio L’uomo aveva in mano un coltello
Le titolari di una rivendita di elettrodomestici hanno reagito e l’uomo è scappato a piedi
SAN GIORGIO DI NOGARO. Armato di coltello tenta di rapinare il negozio di elettrodomestici “Carlo Carri”, ma viene messo in fuga dalle urla delle proprietarie, Gianna Collavin e la figlia Alice. È accaduto venerdì alle 18.3, nella centrale e trafficata via Max di Montegnacco, in un momento della giornata con i negozi pieni di gente e il bar adiacente frequentato da avventori.
E sono stati in molti a notare un uomo armato di coltello uscire dal negozio “Carlo Carri”, inseguito dalle urla delle due donne. Il rapinatore si è diretto a piedi in via Pio Ferrari, facendo però perdere le tracce.Da una prima ricostruzione dei fatti, il rapinatore, che indossava una felpa con il cappuccio alzato, sarebbe entrato dalla porta principale, mentre le madre e figlia si trovavano nell’ufficio retrostante, dirigendosi verso il registratore di cassa posto nel retro del bancone di vendita. Rientrando in negozio, le due donne si sono immediatamente accorte di quanto stava accadendo e hanno iniziato a gridare, tanto da far desistere l’individuo dal suo proposito e farlo uscire di corsa per darsi alla fuga, senza però avere il tempo di rubare nulla.I clienti del bar hanno notato l’uscita del rapinatore, che teneva ancora in mano un coltello, e sono subito accorsi in direzione del negozio dal quale usciva, gridando, la commerciante. Secondo quanto dichiarato ai carabinieri della stazione di San Giorgio di Nogaro, che si occupano delle indagini assieme al Norm di Udine, l’uomo poteva essere avere avuto l’accento di uno straniero, forse di qualche Paese dell’Est. Tanta paura per madre e figlia, rimaste sconvolte da questa esperienza, ma che ieri comunque con grande forza, hanno riaperto il negozio e continuato a lavorare.Ancora una volta una piccola attività commerciale di San Giorgio è oggetto di tentativo di rapina: ed è la terza volta in un anno. Alla cartolibreria Ravi, in pieno centro, soltanto il coraggio del proprietario aveva impedito a un rapinatore armato di pistola di fare man bassa dell’incasso. Al Bazar di Chiarisacco, i rapinatori sono riusciti a trafugare i soldi in cassa. A pochi metri di distanza, due anni fa, anche lo Studio fotografico Piccini subì un tentativo di rapina, ma anche in questo caso, per il sangue freddo del titolare, il colpo non andò a segno.Francesca Artico

Le opere affidate alla protezione civile, altri 280 lavori entro il 2009
TRIESTE. Quasi 18 milioni di euro per 65 cantieri in totale da attivare già nei prossimi mesi e altri 280 cantieri entro il 2009: dopo il pacchetto anticrisi presentato nei giorni scorsi la Giunta regionale investe in opere legate alla Protezione Civile per ripristinare smottamenti e infrastrutture danneggiate, ma anche per stimolare la ripresa economica. Il riparto deciso nella riunione di giunta del 18 marzo scorse “smuove”, infatti, 65 cantieri.
Da Ampezzo a Villa Santina si interverrà su situazioni di difficoltà dovute a recenti eventi metereologici, o a salvaguardia della pubblica incolumità, e insomma di competenza della Protezione Civile. I cantieri, spiegano dall’assessorato, verranno attivati nei prossimi mesi e tutte le procedure sono state attivate su richiesta dei comuni.Entro l’anno, spiega invece l’assessore Vanni Lenna, «si ritiene di attivare 280 cantieri di Protezione civile, pari a oltre 100 milioni di euro da immettere nel mercato per interventi di sistemazione idrogeologica». L’ampia operazione è garantita «sia attraverso piani regionali di investimento - continua Lenna - sia con il recupero delle economie dei lavori già eseguiti con le ordinanze ministeriali, in modo principale nell’area della Valcanale, del Latisanese, Grado e Lignano». I primi 65 cantieri sono solo l’inizio: «L'importo complessivo - afferma Lenna - tra l’assessorato all’Ambiente e lavori pubblici e Protezione Civile ammonta a 415 milioni di euro su opere che allo stato attuale risultano cantierabili al 90%». Nel riparto di marzo, il finanziamento più ingente, che infatti ha carattere regionale, ammonta a oltre due milioni di euro, che saranno destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete di sorveglianza idrometereologica. Un milione è destinato invece alla gestione dell’Ogs e implementazione della rete di monitoraggio metemarino e agli interventi di ripristino degli argini in corsi d’acqua della bassa friulana.Gli altri interventi, che variano, dai 30 mila euro per la barriera paramassi a Pulfero al milione e mezzo di tre interventi a Tolmezzo, si concentrano su richieste puntuali. Una particolarità: neanche uno dei finanziamenti va all’area della Provincia di Trieste. Ma nell’omnibus anticrisi approvato dalla Giunta sono state inserite anche nuove semplificate che velocizzano la cantierabilità delle opere pubbliche. Attualmente, spiegano dall’assessorato, le imprese attendono almeno 350 giorni per ricevere il contributo, mentre con la nuova procedura i tempi si riducono a 120/150 giorni. Sono inoltre previste procedure di accelerazione straordinaria a favore di Comuni, Province, Consorzi di bonifica e Comunità montane per la cantierabilità di opere già finanziate, ma per cui non è mai partito l’appalto.All’entrata in vigore del nuovo testo questi soggetti potranno inviare alla Protezione Civile l'elenco delle opere in corso di progettazione preliminare o definitiva, non ancora appaltate e collegate alla messa in sicurezza del territorio e non finanziate dalla stessa Protezione, indicando per ciascuna di esse le autorizzazioni ricevute. Beniamino Pagliaro

Udine L’uomo, che aveva 72 anni, ha perso l’equilibrio mentre eseguiva una potatura
Vittima un ex maresciallo che abitava in via Bicinicco

di ANNA ROSSO
Stava potando un albero quando, all’improvviso, è precipitato da un’altezza di oltre 4 metri. L’udinese Luigi Casonato, 72 anni, venerdì verso le 18.30 non è riuscito a trovare un appiglio ed è rovinato sul marciapiede. È morto un’ora più tardi all’ospedale di Udine a causa dei traumi alla testa e al torace. L’incidente si è verificato a Cuccana di Bicinicco, dove il pensionato, ex maresciallo dell’Aeronautica, si trovava per svolgere una potatura a casa di un conoscente. La cura delle piante, infatti, come riferiscono familiari e amici, era una delle sue passioni.
Casonato, nato a Noventa di Piave, si era poi trasferito a Campoformido per lavoro. Qui, nel ’59, aveva conosciuto Maria Bertuzzi, che pochi anni dopo, nel 1963, sarebbe diventata sua moglie. La coppia, successivamente, si era trasferita in città, al 63 di piazzale Cella (nel cosiddetto “grattacielo”). Da quest’unione sono nati due figli, Stefano e Silvia e, con il tempo, è arrivata anche una nipotina. Da quando era in pensione, amava coltivare il piccolo orto di famiglia, a Campoformido. L’altro ieri, invece, a bordo della sua utilitaria, si era recato a Cuccana per una potatura. Chi lo conosceva, infatti, sapeva anche della sua bravura nel curare le piante e spesso gli chiedeva di intervenire su alberi o siepi. È proprio per questo motivo il pensionato venerdì si trovava a Cuccana, in via XXV aprile 30, nella villa di proprietà della famiglia Bossi. Stava tagliando i rami di un vecchio albero (della famiglia dei salici), a ridosso del muro di cinta. Era salito con una scala metallica a pioli portandosi dietro i forbicioni. Mentre era all’opera è passato un vicino, che lo ha salutato. Pochi istanti dopo, il rumore del ramo che si è spezzato e il tonfo. L’uomo della casa di fronte era ancora lì, ha cercato di soccorrerlo, ma le sue condizioni sembravano già molto serie. La richiesta di aiuto al 118, dunque, è stata immediata e il personale sanitario è arrivato in pochi minuti a bordo dell’elicottero. Poi, le manovre di rianimazione e la corsa al Santa Maria della Misericordia. Solo un’ora più tardi, nonostante gli sforzi di infermieri e medici, il settantaduenne ha cessato di respirare. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Palmanova che, dopo un sopralluogo, hanno segnalato l’accaduto alla Procura della Repubblica. Il magistrato è ora in attesa degli esiti dell’esame medico esterno e, solo dopo averli valutati, potrà concedere il nulla-osta per la sepoltura. Per questo motivo la famiglia non ha ancora potuto fissare la data dei funerali. «Eravamo sposati da 46 anni – racconta affranta la moglie Maria –, Luigi era un onesto ad altruista, quasi un uomo d’altri tempi». «Veniva qui diverse volte la settimana – ricorda Gianna Franzolini, titolare del bar Sport di piazzale Cella – ed era amico di mio marito. Abbiamo saputo delle disgrazia poco fa e siamo ancora increduli. Ci mancherà».
REFERENDUM E LEGA NORD

Non potete pretendere dal tacchino, spiegano gli americani, che dia una mano a organizzare il pranzo della Festa del Ringraziamento, sapendo di doverne essere la portata principale. Non si può chiedere alla Lega di lasciar passare il referendum sulla legge elettorale, sapendo che così metterebbe a rischio il proprio valore aggiunto, l’identità. D’altra parte, Bossi era in credito con Berlusconi, dopo essere stato costretto a digerire i tossici quanto iniqui finanziamenti elargiti alle varie Roma, Catania, Palermo. Né è mai stata davvero in discussione la tenuta del governo: nove anni dopo, rimane tale quello che il leader del Carroccio, annunciandolo in un comizio a Bergamo il 13 febbraio 2000, aveva definito “un patto d’acciaio”. E tuttavia, la questione referendaria ha dei cascami indiretti che investono tanto la maggioranza che l’opposizione, alla vigilia di elezioni che contano. Il rapporto tra Lega e Pdl si presenta molto più complesso di quanto non fosse quello con Forza Italia. Quest’ultima poteva contare su un consenso elettorale distribuito in modo abbastanza uniforme nel paese; fondendosi con An, ha assunto un’impronta marcatamente meridionale, visto che in tutte le regioni a sud di Roma (tranne Molise e Basilicata) supera il 40 per cento, mentre in tutte quelle a nord della capitale è al di sotto della sua media nazionale. Va bene considerare la Lega un alleato strategico; ma il Cavaliere non può certo cedere a Bossi la titolarità della rappresentanza della spinosa questione settentrionale, come comincerebbe ad accadere se nel voto di giugno venisse sorpassato dal Carroccio nelle regioni sopra il Po. D’altra parte, il “senatùr” ha assolutamente bisogno di consolidare la crescita di consensi, e non può farlo che marcando la differenza dal Pdl: avendo ottima memoria, si ricorda bene di aver pagato pesantemente dazio all’alleanza in altre elezioni europee, esattamente dieci anni fa, dimezzando i voti raccolti nelle precedenti politiche. In questo senso, come segnala Angelo Pianebianco, il dichiarato obiettivo di Berlusconi di portare il Pdl al 51 per cento (ammesso e non concesso che oltre ai due partiti si sommino anche i rispettivi elettorati) rischia di andare a scapito non solo della Lega, ma pure del suo stesso schieramento. Perché il Carroccio non può accettare di venire reso marginale per eccesso di crescita dell’alleato, dopo averlo evitato per via referendaria: allora sì che il governo sarebbe a rischio.Queste dinamiche mettono peraltro impietosamente a nudo la debolezza di un Pd che non solo non riesce a intercettare consensi dalle tensioni della maggioranza, ma che anzi vede crescere la voglia di astensione del proprio elettorato di riferimento, come segnalano i recenti sondaggi. Già un anno fa l’astensionismo nel popolo di centrosinistra crebbe più del doppio rispetto alle politiche ’96; e oggi la buona volontà di Franceschini non basta a compensare le perduranti cattive e vecchie abitudini del nuovo partito: come le esternazioni critiche di D’Alema di questi giorni, o le ipotesi di candidature autorevoli, ma sideralmente estranee al territorio, tipo quella di Rodotà a Nordest. Se il voto prossimo venturo vedrà salire ancora questa disaffezione senza precedenti nell’elettorato di centrosinistra, le urne diventeranno per il Pd vere e proprie Idi di giugno. Dove finirebbe suo malgrado per subire la sorte cui si è sottratta la Lega: fare la parte del tacchino.

Udine Smonta il bilancio dell’attuale giunta, dalla biblioteca al problema parcheggi all’hospice Cecotti: Honsell sta sfruttando la mia eredità
Dopo un anno, l’ex primo cittadino rompe il silenzio e risponde al suo successore

Era quasi un anno che non parlava di politica e del Comune di Udine, tutto concentrato sulla sua professione e sulla famiglia. Lo avevano tirato più volte per la giacchetta, ma il professor Sergio Cecotti, sindaco per 10 anni, dal 1998 al 2008, aveva sempre declinato l’invito. Però ieri, leggendo l’intervista del suo successore Furio Honsell, da giusto 12 mesi insediatosi a palazzo D’Aronco, il baffo di Cecotti deve avere avuto un fremito. E allora l’ex primo cittadino autonomista non ha esitato a rispondere punto per punto.«Pare che il sindaco Honsell si sia adombrato assai, leggendo, nei giorni scorsi, che l’attuale amministrazione comunale produce provvedimenti a un ritmo che è tre o quattro volte inferiore a quello della Giunta che la ha preceduta – premette Cecotti –. Honsell si è riproposto di rispondere immediatamente per evitare che, nell’opinione pubblica, si consolidi l’immagine di una amministrazione inefficiente. Ribattere subito, anche a rischio di dire qualche stramberia. Come infatti è puntualmente accaduto».Cos’è che non la convince? Partiamo dal progettato hospice alla caserma Piave?«Honsell dice che l’ha spostato alla Piave, è vero. Ma appunto lo ha spostato. L’amministrazione precedente aveva individuato l’hospice in un’area già di proprietà della competente Fondazione, vicino all’ospedale di cui l’hospice costituisce operativamente un’emanazione, e in una situazione di cantierabilità immediata. Non si può sostenere che l’amministrazione precedente non avesse compiutamente provveduto. Semplicemente, l’attuale Giunta ha ritenuto di fare una scelta diversa. Una scelta che definire sciagurata è un eufemismo. Invece di un’area in relazione funzionale con l’ospedale, ne abbiamo una all’altro capo della città. Al posto di un’area già pronta per edificare, vi è un terreno ancora tutto da definire in termini urbanistici e soprattutto da bonificare e urbanizzare. Fra quanti anni l’opera sarà cantierabile? Nel frattempo, quanti disservizi per i malati della nostra città? E ancora, chi pagherà gli extra costi di bonifica e le infrastrutture? Immagino che la risposta sia la Regione, competente per gli investimenti in sanità. Ebbene, si chieda al presidente Tondo se intende pagare questo extra costo».L’ex rettore sostiene di aver fatto ripartire la ristrutturazione della biblioteca che la precedente amministrazione aveva bloccato: che ne pensa?«E’ falso. Il regolamento di attuazione della legge regionale urbanistica (numero 5/2007) è entrato in vigore il 20 marzo 2008. Solo da quella data il consiglio comunale aveva il potere legale di approvare il piano unitario del comparto CP2, condizione necessaria per cantierare l’opera. A causa dell’inopinata decisione del segretario regionale del Pd Zvech di andare a elezioni regionali e comunali anticipate, il consiglio comunale era già stato sciolto da un mese. La Giunta Cecotti predispose il piano unitario di Comparto, che fu approvato tal quale dal nuovo consiglio nel settembre 2008. E’ il nostro piano che è stato approvato, non uno “nuovo”. A quel punto mancava solo un timbro formale. Timbro che la nuova amministrazione ha messo sei mesi dopo. Perché? Bisogna chiederlo a chi era sindaco. Si chiama Honsell, non Cecotti».Parcheggio di piazza Primo Maggio, anche in questo caso Honsell rivendica di aver avviato contatti con i privati al contrario della giunta che lo ha preceduto.«Scusabile ignoranza dei fatti. La Giunta precedente non “aveva avviato contatti con i privati”, aveva ottenuto l’impegno, giuridicamente vincolante, dei privati a finanziare l’opera. I finanziatori privati avviarono l’iter, elaborarono un dettagliato progetto e richiesero le autorizzazioni di legge per aprire materialmente il cantiere. Non hanno avuto quella della Soprintendenza. In materia di parcheggi in struttura, ricordo che la precedente amministrazione aveva ottenuto che la Regione pagasse, al 100%, il nuovo parcheggio di via Marco Volpe. Pare che la nuova amministrazione abbia rinunciato al progetto e conseguentemente al correlato finanziamento (due milioni e mezzo di euro). Si tratta di un parcheggio che sarebbe stato pronto già quest’anno (se Honsell non lo avesse bloccato), qualcosa di più concreto di meri “contatti”. Come Honsell può verificare dalle carte, la precedente amministrazione aveva avviato le procedure per realizzare entrambi i parcheggi, da costruirsi secondo l’ordine temporale dettato dalla migliore ingegneria finanziaria, per non pesare sulle tasche del cittadino».Ma qual è il suo giudizio complessivo su questi primi 12 mesi del lavoro del suo successore?«I tre punti precedenti hanno un medesimo filo conduttore che mi induce a una riflessione generale. Sembra che questa amministrazione non riesca a entrare nella logica dei meccanismi finanziari delle opere pubbliche. Ogni giorno capita di leggere che Honsell intende fare questo o quell’altro che “Cecotti non aveva previsto (o non voleva fare)”. Poi se si va a vedere come si paga l’opera, risulta invariabilmente che le risorse sono già a bilancio, individuate, talvolta con operazioni economiche sofisticate, dalla precedente amministrazione (che, si dice, non le voleva). In quali bilanci sono previsti i fondi per la ristrutturazione della biblioteca? Chi ha spinto per costruire il meccanismo finanziario dell’hospice? La risposta, ovviamente, è l’amministrazione precedente. La realtà dei fatti è che noi abbiamo lasciato in eredità a Honsell una grande mole di opere già programmate e soprattutto finanziate (che non è poco di questi tempi). Honsell le ha fatte dormire un anno, poi le ha riscoperte già scritte nei documenti di programmazione triennale, e oggi se ne esce rivendicandole come una “discontinuità”. La mia domanda è: esiste un’opera per cui questa Giunta è riuscita a costruire il meccanismo di finanziamento? Se esiste, Honsell la rivendichi a proprio merito esclusivo. Il resto è eredità o, più precisamente, continuità amministrativa. Il merito di un’opera non è di chi ne parla (né per primo né, tanto meno, per ultimo) ma di chi costruisce le condizioni concrete per realizzarla, e in primo luogo di chi reperisce le necessarie risorse».Honsell rivendica anche un più stretto rapporto con i sindaci dell’hinterland.«E’ un’affermazione da verificare. Bisogna chiedere ai sindaci di riferimento per le varie aree tematiche, penso a Boem, Pezzetta, Vuga e Zuliani, se la collaborazione della precedente amministrazione con il territorio era davvero così disastrosa, e se quella con l’attuale è davvero tanto proficua».Eppoi l’attuale sindaco ha cambiato il piano anti-smog: almeno questo è un punto a suo vantaggio?«E’ vero, lo ha cambiato. Ma gli effetti sono tutti da verificare».Infine i rapporti con l’Udinese calcio: “sto cercando di risolvere i contenziosi”, dice il suo successore...«Gli faccio i migliori auguri».

I SUOI LO CHIAMANO «FÜHRER»
di MADDALENA REBECCA
TRIESTE. Il soggiorno triestino del «Fürher», soprannome eloquente affibiato al trentaquattrenne serbo Goran Davidovic, a capo del movimento neonazista «Formazione nazionale», è arrivato al capolinea. Ieri a mezzogiorno gli uomini della Digos hanno fatto irruzione nel suo alloggio di San Giacomo, notificandogli un mandato d’arresto ai fini dell’estradizione. Su di lui, infatti, pende una condanna ad un anno di reclusione per i reati di istigrazione all’odio razziale, nazionale e religioso. Condanna confermata dalla Corte suprema serba nel giugno del 2008.Nel suo appartamento gli investigatori dell’Antiterrorismo, supportati dai colleghi dell’Ufficio immigrazione della questura, hanno trovato diverse bandiere e un centinaio di indumenti con simboli e scritte riconducibili all’area dell’estrema destra. Materiale subito posto sotto sequestro così come il computer portatile utilizzato dal serbo, e numerosi cd e floppy disk che confermerebbero i contatti tra Davidovic e altri esponenti di gruppi neonazisti.Il «Furher», attualmente rinchiuso al Coroneo, era monitorato da tempo dagli investigatori triestini che, per entrare in azione, hanno atteso che venisse perfezionata la richiesta di estradizione da parte delle autorità di Belgrado, arrivata solo pochi giorni fa. Il trasferimento nelle carceri serbe avverrà entro 40 giorni sulla base delle indicazioni che verranno diramate dal nostro ministero della Giustizia.E pensare che a Trieste Goran Davidovic si sentiva assolutamente al sicuro. L’aveva ribadito proprio di recente in un’intervista a Radio Free Europe, riportata poi sul sito web dell’emittente radiofonica serba B92. «Qui non mi sto nascondendo - aveva dichiarato -. Vivo legalmente con una carta d'identità italiana».Effettivamente, nonostante la condanna a un anno di reclusione emessa dalle autorità di Belgrado, il leader del movimento «Nacionalni Stroj» aveva chiesto l’estate scorsa un visto di ricongiungimento familiare. Richiesta giudicata legittima dal momento che la moglie, che vive e lavora da anni nel nostro Paese, ha la cittadinanza italiana. Il fatto che fosse stato rilasciato senza troppi problemi un visto a un «condannato a un anno di prigione» aveva sollevato forti polemiche in Serbia, al punto da spingere l’ambasciata d'Italia a Belgrado a replicare alle critiche rispondendo con un comunicato ufficiale, nel quale si precisava che le autorità serbe non avevano fornito alla rappresentanza diplomatica italiana informazioni di alcun tipo su Goran Davidovic. Informazioni, evidentemente, arrivate con precisione nelle ultime ore e comunicate per tempi agli investigatori triestini che, ieri, hanno dato il via all’arresto e alla perquisizione dell’abitazione del «sorvegliato speciale».

IL GIALLO DI GARLASCO
di ANNA MANGIAROTTI
VIGEVANO. Assoluzione per non aver commesso il fatto: l’ha chiesta ieri la difesa, dopo 12 ore complessive di arringa. Alberto Stasi è innocente. E comunque non ci sono prove né indizi «gravi, precisi e concordanti» nè un movente, per dire che abbia ucciso la 26enne fidanzata Chiara Poggi.
Ieri i difensori Angelo Giarda e Giuseppe Colli hanno parlato sei ore.Primo argomento affrontato, il computer di Alberto. I carabinieri, ha ribadito la difesa, hanno spento e riacceso a ripetizione "informalmente" il pc sequestrato nei giorni successivi al delitto. Quindi, avrebbero compromesso la possibilità dell’imputato di dimostrare un alibi e quella dell’accusa di dimostrare il contrario. Per la difesa l’indagine ha puntato sempre e solo su Alberto. «Accusa e parte civile hanno dato una risposta a priori. E’ lui, andiamo a cercare le prove», ha detto Giarda. Ma troppe piste alternative sono state trascurate. Come le tracce trovate sull’erogatore del sapone di casa Poggi. Secondo la difesa, sarebbe Dna maschile non appartenente ad Alberto, ma a uno sconosciuto, mentre per i Ris e il consulente di parte civile si tratterebbe di una traccia di sporco. La difesa ha poi parlato di una misteriosa Audi nera entrata sgommando in via Pascoli, dove abitano i Poggi, la sera prima del delitto. «Gli inquirenti avrebbero dovuto verificare chi fosse a bordo di quell’auto», ha detto Giarda. La difesa ha citato anche la testimonianza del vicino di Alberto che ha sentito un’auto rientrare a villa Stasi e il cancello aprirsi verso l’una di notte del 13 agosto, anche se non avrebbe visto chi era alla guida. Alle 13, sempre del 13 agosto, ha sentito di nuovo l’auto uscire. Chiara è stata uccisa, secondo la difesa, alle 9.30 del mattino, quindi la testimonianza potrebbe significare che Alberto la mattina era in casa.Poi la bici da donna che la vicina dei Poggi ha visto appoggiata al muro della villetta la mattina del delitto. «Non si è mai saputo a chi appartenesse», hanno sottolineato i difensori. L’episodio della bici richiama la versione di un testimone che la mattina del 13 agosto ha detto di aver visto una ragazza somigliante a Stefania Cappa, cugina di Chiara, in bici con un alare da camino in mano vicino alla villa di via Pascoli. Il teste ha poi ritrattato, ma per Giarda la prima parte del suo racconto sarebbe attendibile.Per l’accusa, la genesi del delitto è nella passione maniacale di Alberto verso la pornografia. Chiara lo avrebbe scoperto, o comunque si sarebbe ribellata a richieste troppo hard. Ma per la difesa i due ragazzi avevano uno «splendido rapporto e non litigavano mai». Chiara era timida, hanno ricordato i legali, ma viveva la sensualità con Alberto in modo disinibito. La difesa ha poi concluso ricordando che «per ogni omicidio ci deve essere un movente. E qui l’accusa non sa davvero quale sia».Ieri i legali di Stasi hanno chiesto il proscioglimento anche per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

L’ASSEMBLEA DELL’ISTITUTO
PORDENONE. FriulAdria Credit Agricole distribuirà ai soci oltre 50 milioni di euro (una decina ai piccoli azionisti): un dividendo unitario di 2,20 euro, in flessione rispetto all’esercizio 2007 quando ammontava a 2,6 euro. Lo ha deciso all’unanimità l’assemblea dei soci che ieri ha approvato il bilancio 2008.Nonostante l’aumento degli oneri derivanti dall’integrazione con il sistema Credit Agricole, l’aumento delle spese per l’apertura di nuove filiali e per i maggiori costi della liquidità (attribuibili alla crisi economica internazionale), l’istituto di credito conferma una forte stabilità patrimoniale e continua il processo di espansione, puntando soprattutto al Veneto.L’utile. Il risultato netto tocca quota 60 milioni 240 mila euro con un calo dell’11 per cento rispetto all’anno precedente. I ricavi della banca, come ha spiegato il direttore generale di FriulAdria, Virgilio Fenaroli, hanno risentito nel secondo semestre della crisi internazionale e degli interessi che sono cresciuti a discapito delle commissioni. Gli interessi della clientela – cresciuti del 26,6 per cento –, ma anche il tasso interbancario che ha agito in modo importante sul costo della liquidità. «Non corriamo alcun rischio di liquidità – ha spiegato Fenaroli – perché il gruppo l’ha sempre garantita, ma i costi sono maggiori». Le commissioni nette, che rappresentano un quarto dei ricavi operativi, sono calate nel complesso dell’11,4 per cento (ammontano a 89,2 milioni). A subire la maggior flessione sono state la gestione, intermediazione e consulenza in materia di prodotti finanziari (che ha generato un calo del 22,1 per cento). Non è difficile da comprendere visto che la crisi economica è nata come crisi del sistema finanziario.Il credito. Il credito alla clientela ha superato per la prima volta i 6 miliardi di euro (+ 15,2 per cento). In crescita anche la raccolta diretta, (+ 15,2 per cento) che sale a 5 miliardi 230 milioni con un aumento dei conti corrente (3 miliardi 128 milioni pari a + 9,3 per cento) e delle obbligazioni, quindi titolo sicuri, che registrano un incremento a due cifre: + 39,7 per cento (un miliardo 883 milioni di euro). La raccolta indiretta,ovvero gestione di patrimoni e risparmi, ha, invece, subito una pesante flessione - -24,3 per cento – scendendo dai 6,6 miliardi ai 5. Il calo maggiore si è quello dei patrimoni gestiti, - 38,5 per cento, che ammontano a 1,2 miliardi di euro. Unica mosca bianca è il ramo assicurativo: + 5,2 per cento.I costi. Il 2008 è stato anno di spese straordinarie per la banca, dovute in particolare all’integrazione con il resto del gruppo e all’apertura di nuove filiali. Gli oneri operativi hanno toccato quota 198 milioni di euro. L’incremento percentuale è del 23 per cento, ma scende al 17 se si considera che nella primavera 2008 la banca ha acquisito 29 sportelli ex Intesa Sanpaolo. La voce maggiore è rappresentata dal costo del personale 55,3 per cento (109 milioni di euro per 1719 dipendenti) seguite dalle spese amministrative (198 milioni di euro) che rappresentano il 41,7 per cento del totale e che sono aumentate di circa il 24 per cento. Una quota importante – 18 milioni di euro – si deve solo all’operazioni di migrazione del sistema informatico, ovvero all’adeguamento delle modalità delle filiali al sistema Credit Agricole. L’asta. L’assemblea nella seduta di ieri ha anche deliberato un nuovo sistema – imposto dalla normativa – per la vendita delle azioni FriulAdria: un’asta settimanale che sarà aperta ai soci, ma anche a chi non è né correntista né socio della banca. «Normalmente la compravendita interessa 150 mila azioni sui 23 milioni in circolazione – spiega Fenaroli -. La nuova procedura introduce un criterio di trasparenza e maggiore controllo. L’auspicio è che in questo modo si allarghi ulteriormente la base sociale». Martina Milia

PORDENONE, FESTA PER MAGRIS
A svelare il mistero è stato Predrag Matvejevic, che ha subito sgombrato il campo dalle illazioni: Claudio Magris ha compiuto 70 anni, è vero, ma non li ha. E il dubbio infatti c’era in un fitto uditorio (strapieno l’auditorium della Regione, con tante persone rimaste fuori) che dell’autore triestino ha apprezzato in questi anni la carica di opere di saggistica e narrativa davvero superbe. Ma questo errore anagrafico è stato confermato da Gian Luigi Beccaria e Guido Davico Bonino, amici degli anni torinesi, con i corsi all’università del professor Getto e i primi lavori dopo la laurea. È stato questo il momento dell’amarcord in una giornata che Pordenone ha voluto dedicare totalmente al recente compleanno del professore. Magris è cosí tornato (figurativamente, visto che Malnisio di Montereale Valcellina è il paese natale di suo nonno) nella provincia pordenonese a dieci anni esatti dall’edizione di Dedica che gli attribuí uguali onori. Questa volta ha ricevuto dalle mani del sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello il sigillo della città, e dal primo cittadino di Montereale Pieromano Anselmi un sincero augurio a mantenere il profondo legame con la sua terra d’origine. In platea, in mezzo ai tanti pordenonesi presenti, anche gli amici letterati, Mauro Corona e Pino Roveredo per citarne alcuni, accorsi per la presentazione del libro Argonauta dell’associazione Thesis con foto di Danilo De Marco, totalmente dedicato a Magris.Settant’anni che hanno visto l’autore cambiare, ma non troppo: «Una felice assurdità – ha detto Gian Luigi Beccaria sollecitato dal moderatore Marzio Breda del Corriere della Sera – visto che lui non è cambiato, ma la sua scrittura sí. Non dico sia cresciuta, perché è nata come Atena già armata dalla testa di Zeus, ma è mutata con duttilità salvo tenere tenacissime stabilità, come quando coglie compiutamente in brevi tratti i paesaggi dove c’è l’acqua». «Attraverso lui - ha aggiunto Guido Davico Bonino - percepiamo che la letteratura è la vita: ci ammala e affascina, ci avvince e dilania. Sono moti ondosi contraddittori, il rapporto con la letteratura è quella cosa lí che ti mette in disordine le budella». Letteratura come vita e vita come letteratura, dunque, in Magris. E questo essere dentro alla realtà è stato evidenziato anche da Predrag Matvejevic, che ha ricordato i giri per l’Europa a presentare il suo libro Danubio proprio mentre cadeva il muro a Berlino e le profetiche parole di Magris nell’occasione, sulla paura di un Occidente arrogante che, vinta la guerra fredda, si sentiva padrone del mondo. Ma c’è stato spazio anche per ricordi scherzosi, come le partite di calcio al convitto universitario tra fedeli e non credenti («Giocavo un tempo per parte – ha detto ridendo Magris -, perché rispettavo entrambe le posizioni e anche perché ero scarso») e il furto della tesi all’amico, che stava tornando a Trieste dopo la laurea, da parte di Davico Bonino, il quale lavorava alla casa editrice Einaudi. Uno scippo che portò alla pubblicazione del primo saggio del professore, Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna. «Pordenone e la provincia – ha ribattuto il festeggiato – sono da sempre parte della mia vita. Una vita nella quale non esiste il passato, come diceva Biagio Marin, perché le cose non servono o si rompono, ma le persone, i ricordi e le amicizie, quelle vanno avanti per sempre. Questi settant’anni sono fatti da anelli concentrici, come quelli degli alberi, in cui anche chi non c’è piú è importante per me: a loro, a voi, che siete parte di me, dedico tutte quello che ho ricevuto oggi». E ancora. «Appartengo a una generazione fortunata – ha concluso – che non ha fatto la guerra ed è cresciuta in una realtà che apriva speranze e progetti per migliorare il mondo. Mi deridono dicendomi che con l’età ripeto sempre le stesse storie, e cosí farò ora, citando il mio proverbio chassidico preferito: l’uomo nasce dalla polvere e torna polvere, ma nell’intervallo può bersi qualche buon bicchierino».Davide Francescutti

BASKET, PENULTIMA TRASFERTA

di VALERIO MORELLI
UDINE. La Snaidero parte per la penultima trasferta di campionato a Biella, oggi 12ª di ritorno di A con l’Angelico, senza Anderson e Buskevics. L’head coach Blasone, al contrario del previsto, cede la parola al giocatore - allenatore Allen. Che fa appello a tutte le risorse per vincere, incurante di quel che farà la Gmac a Bologna nell’anticipio alle 12 con Pesaro: se vincerà, costringerà Udine al primo blitz in A a Biella pena la retrocessione in Legadue con 3 turni d’anticipo.
Forfait. «Anderson (infiammazione al solito ginocchio destro, ndr) e Buskevics (distorsione al polso destro, ndr) – attacca la presentazione Allen, vinti i dubbi di una possibile vertenza con l’Usap (sindacato allenatori) della settimana scorsa – non si sono mai allenati con la squadra e restano a Udine a curarsi. La gara sarà difficile con o senza loro, la Snaidero ha bisogno di tutti i giocatori». Biella ha Joe Smith e Spinelli che si sono gestiti.Difesa. «Anche questa settimana – spiega ancora Jerome – abbiamo concentrato i nostri sforzi in difesa, è il nostro obiettivo principale per il resto della stagione. Proveremo a prendere il meglio delle nostre cose viste contro Avellino e a costruire su queste la nostra partita a Biella. Utilizzeremo tutti i tipi di difese, compresa quella a zona».Adeguamenti. «Spero di avere trovato gli adeguamenti giusti dopo la ripresa che abbiamo giocato con l’Air – auspica il nuovo play - coach in vista di oggi a Biella, dove anche da giocatore fece la sua prima trasferta in arancione nel 2003 –. Contro Avellino abbiamo dimostrato di giocare con determinazione e aggressività per 20 minuti, nel secondo tempo penso che il nostro impegno non sia stato lo stesso. A Biella sappiamo di dover essere aggressivi e di doverci sforzare di fare la nostra parte per 40 minuti».Bologna. Allen, con ogni probabilità, oggi in ritiro farà spegnere le televisioni, perché pare che non gl’interessi proprio quel che farà la Gmac con la Scavolini Spar in diretta su Sky Sport 2 - Hd: «La mia preoccupazione è soltanto di giocarcela con Biella, non posso controllare quel che fa un’altra squadra. Siamo preparati a giocarcela contro l’Angelico».Retrocessione. Se dovesse verificarsi il peggiore incrocio di risultati per Udine fra il palaDozza e il nuovo palasport di via Antoniotti a Biella (vìolato da due turni dopo l’inaugurazione), dove la Snaidero non ha mai giocato perdendo sempre in quello di via Pajetta, si comincerà a pensare alla stagione prossima? «È qualcosa a cui pensi tu. Io non penso a perdere, ma ad aiutare la squadra a vincere la nostra gara che comincia alle 18.15».Sdoppiarsi. Difficile giocare e allenare per Allen? «Mi sono “invitato” quest’opportunità – pare sia uno slang americano –. C’è molto lavoro, è difficile. Non volevo che la squadra avesse difficoltà per avere quest’opportunità, ma sono felice di averla e cerco di fare il meglio possibile». Magari pure il corso allenatori, perché pare che dalla stagione prossima anche il terzo dovrà avere il tesserino di nazionale.
OBAMA E IL POSSIBILE DISGELO
IL FANTASMA DI CUBA di GIANCESARE FLESCA

Una grande scrittrice americana diceva dei suoi connazionali che la loro vera fede è “il lieto fine”. Oggi dunque è da ritenere che molti cittadini Usa, di solito poco attratti dalla politica estera, vivano una giornata intensissima, una di quelle vittorie che rendono meno gravosi i dati sulla depressione economica e sui fallimenti. Nel primo giro del mondo di Barack Obama soltanto pochi dissensi hanno appannato la mole di consenso raccolta fra i suoi ammiratori.Eppure qualcosa non permetteva di chiudere il cerchio. I paesi latino-americani da parecchi anni marciano su una pista che loro definirebbero “anti-capitalista e anti-imperialista”. Poi improvvisamente qualcosa è cambiato.I leader cubani Raul e Fidel Castro hanno deciso di inghiottire l’esca che fin dai primi giorni della presidenza lo staff di Obama aveva preparato per l’Avana, accettando senza troppe riserve un nuovo inizio nel dialogo fra l’Isola e Washington. Certo che, fin quando resterà quella minacciata, l’apertura di Cuba rianima le polemiche sulla sua miseria e sul dissenso politico: in primo luogo per disinnescare l’idea che Obama intende riportare l’Isola nella comunità latino-americana. Per due ragioni: in primo luogo per sollevare da Cuba quell’area sulfurea che Fidel s’è portato addosso dopo la crisi dei missili, nel 1962. E poi per arrivare alla fine del blocco economico che impedisce a Cuba ogni tipo di avanzamento politico.Ma il disgelo dei rapporti con Cuba significa per la Casa Bianca affrontare in maniera possibilmente equilibrata la natura attuale del Sud-America, diventata in pochi anni quel che i locali estremisti definiscono «una trincea per la libertà». Su questa posizione sono quasi tutti gli Stati latino-americani. Si pensi al Brasile di Lula, al Cile e all’Argentina governate da coalizioni di centro-sinistra. Si pensi al più rumoroso di questi governanti, Chávez, il quale, dopo aver giurato morte all’imperialismo yankee, si è precipitato a stringere la mano di Obama che vicino a lui sembrava salmodiare.I portavoce americani si sono affrettati a spiegare che i nodi di dissenso non sono stati sciolti, in primo luogo quello di Cuba che ha un alto valore morale per tutto il continente sud-americano. Ma tutto questo non conta. Come aveva già fatto a Città del Messico, il neopresidente ha spiegato che gli Stati Uniti saranno inflessibili sulle tonnellate di cocaina che arrivano lì dalla Cordigliera colombiana, boliviana, ecuadoregna e di cui più del 70 per cento del prodotto riesce ad arrivare oltre confine. Ci saranno da riassettare i rapporti con i paesi del centro-America, massacrati dalla famiglia Bush. Anche in Salvador, per inciso, la sinistra moderata governa. Lo svincolo di tutto questo, però, è un nuovo rapporto con Cuba, aiutandone la fine dell’isolamento e dell’emarginazione. In caso contrario diplomatici e analisti vedono molto nebuloso il futuro di una Cuba senza Fidel.
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di NATALIA ANDREANI
L’AQUILA. «Quando oggi pensiamo e soffriamo per le vittime e per i danni provocati dal terremoto in Abruzzo non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante, e abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore umano comportamenti di disprezzo delle regole, disprezzo dell’interesse generale e dell’interesse dei cittadini».
Sono le cinque del pomeriggio quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pronuncia queste parole ricevendo i francescani nella tenuta di Castelporziano. A L’Aquila, il premier Berlusconi, tornato in Abruzzo per la settima volta in dodici giorni, ha appena compiuto il suo affondo contro i magistrati che hanno aperto l’inchiesta sui crolli e sulle eventuali responsabilità di costruttori e controllori. Un attacco a più riprese che si consuma fra gli sfollati della tendopoli di Pianola e la caserma della Finanza di Coppito dove il Cavaliere, non senza che i suoi addetti impongano qualche ritocco alla scenografia messa insieme nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, tiene una conferenza stampa a fianco del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Dopo aver detto che lo Stato ricostruirà il cento per cento delle abitazioni distrutte o lesionate dal terremoto e che non ci saranno aggravi di tasse per i cittadini italiani per finanziare la ricostruzione. «Il 57% delle abitazioni - ha assicurato Berlusconi - è immediatamente agibile e tre case su quattro saranno agibili in 30 giorni».«Ben vengano le inchieste, ma per favore non riempiamone i giornali. Non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute. Se qualcuno è colpevole le colpe emergeranno, ma prima di asserire che vi sono responsabilità io credo che servano elementi precisi», attacca il premier mentre a pochi chilometri di distanza i carabinieri sentono i parenti delle vittime. «A me sembra inimmaginabile che dei costruttori possano costruire in zona sismica risparmiando su ferro e cemento. Sarebbero dei pazzi criminali mentre mi risulta che le case crollate fossero in gran parte vecchie», aggiunge Berlusconi indossando i panni di avvocato difensore anche degli amministratori - «di sinistra» - cui spettavano i controlli. «Non era la mia parte politica a governare questa Regione», dice ancora Berlusconi che, prima di congedarsi dalle scene, non rinuncia a una delle sue “battute”: «Mio padre mi diceva sempre che se uno nasce col piacere di fare del male ha davanti tre scelte: fare il delinquente, il pm o il dentista. Ma i dentisti si sono emancipati, oggi esiste l’anestesia».La replica del procuratore capo de L’Aquila Alfredo Rossini non si è fatta attendere. «L’inchiesta “non è una perdita di tempo” né è di intralcio alla ricostruzione. Non vedo che nesso possa esserci tra questo e l’accertamento delle eventuali responsabilità penali. Noi facciamo solo il nostro lavoro: sono atti obbligatori, dovuti in base alla legge che ci regola e stiamo cercando di accertare eventuali responsabilità il più velecemente possibile, tenuto conto della complessità dell’inchiesta ed anche della situazione in cui ci troviamo a lavorare. Più di così non possiamo a fare», ha dichiarato il procuratore rifiutandosi di commentare la battutina del premier. In difesa della Procura aquilana si è subito schierato il presidente dell’ Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara che ha definito quelle di Berlusconi «inaccettabili denigrazioni». Ma la polemica è anche politica. Per il leader del Pd Dario Franceschini le parole del premier «sono un insulto». Parole, aggiunge Antonio Di Pietro, che «offendono le vittime».
di MASSIMO MEROI
Non è facile tornare in campo tre giorni dopo la bruciante eliminazione dalla coppa Uefa. Se però ci può essere una partita in grado di dare stimoli ed energie supplementari all’Udinese, è proprio quella con la Fiorentina. I bianconeri hanno un conto da saldare con i viola visto quello che accadde all’andata: primo tempo dominato e chiuso in vantaggio (0-1), ripresa con i toscani a furoreggiare anche grazie a un arbitraggio a senso unico con il primo fallo a favore dell’Udinese fischiato al 32’ della ripresa. Con una stagione che ormai a poco da dire a livello di motivazioni, Marino e i suoi si devono aggrappare anche a queste piccole “vendette” sportive.
Andata. Per 45’ minuti si vide la più bella Udinese della stagione. Il torto fu quello di segnare un solo gol tenendo la Fiorentina a portata di rimonta. Il là alla risalita viola lo diede un rigore procurato da Gilardino e continuò anche grazie all’arbitraggio a senso unico di Orsato. Finì 4-2 e nel dopo gara voci incontrollate parlarono di forti proteste viola all’indirizzio di Orsato (Mutu – da espulsione per la gomitata a Domizzi nel primo tempo – e Comotto i più vivaci) nel corridoio che portava agli spogliatoi.Tunnel. Evidentemente quest’anno il sottopassaggio del Franchi – considerando la scazzottata di domenica scorsa tra Felipe Melo e Lopez – non è posto troppo raccomandabile. Non solo, la stessa Fiorentina, che si fa sempre portavoce di iniziative a favore del fair play, non è molto fortunata considerate le tante polemiche che l’hanno vista coinvolta in questo campionato. Qualche esempio? Il gol di mano di Gilardino a Palermo, il gol-vittoria di Mutu al 90’ contro il Chievo con un avversario a terra (il rumeno era stato protagonista di un episodio analogo due anni fa a Palermo) per non parlare del mancato terzo tempo proprio con l’Udinese nella gara d’andata.Motivazioni. Tra una squadra fresca di eliminazione dall’Uefa e lontana dalle zone di classifica che contano e una che è a due punti dalla zona Champions non ci dovrebbe essere partita. Opportunamente, però, lo stesso Marino ha ricordato quello che accadde lo scorso novembre al Franchi nella speranza di avere una squadra “cattiva”. E poi, se vogliamo dirla tutta, c’è la necessità di recuperare qualche posizione in classifica, per riguadagnare punti agli occhi della società anche se, come riportiamo a parte, la posizione di Marino in chiave futura è a forte rischio.Formazione. Per l’appuntamento di oggi con la Fiorentina non farà rivoluzioni il tecnico. D’Agostino e Sanchez, usciti acciaccati con il Werder, sono stati inseriti nella lista dei convocati e quasi sicuramente andranno in panchina. In difesa a destra giocherà Isla, Zapata e Felipe agiranno al centro con Lukovic a sinistra. In mezzo Zimling al posto di D’Agostino dovrebbe essere l’unica novità. Davanti Pepe, Quagliarella e Floro Flores.

MANZANO
di ALESSANDRA CESCHIA
MANZANO. Quando le Cassandre annunciavano, all’inizio del nuovo millennio, tempi duri per il Distretto della sedia, forse non immaginavano che in 9 anni il numero delle imprese artigiane si sarebbe ridotto del 30%.
È affidandosi alle cifre che si misura l’intensità dell’uragano che ha travolto il Manzanese falcidiando risorse e posti di lavoro, un vento che ancora soffia e modella la fisionomia del Triangolo della sedia. I conti sono presto fatti: nel 2000 le imprese attive erano 1.011 e occupavano 10.129 addetti, di queste, 705 erano artigiane. A distanza di 9 anni gli artigiani del distretto sono diventati 492, con 555 unità locali, e assorbono una forza lavoro pari a 3.400 unità (2.459 sono dipendenti, 354 collaboratori familiari, gli altri sono titolari o contitolari).È il direttore di Confartigianato di Udine Gian Luca Gortani a interpretare i numeri. «Espansioni e contrazioni del numero delle imprese si susseguono con andamento ciclico – premette – negli ultimi anni il ciclo negativo nel settore della sedia è coinciso con una più ampia congiuntura economica, quindi il saldo è negativo». Dal confronto fra gennaio 2008 e gennaio 2008 si evidenzia che le iscrizioni all’Albo artigiani sono passate da 6 a 8, mentre le cancellazioni da 8 a 15. «Tradizionalmente il primo trimestre dell’anno è negativo ma rispetto ai dati di gennaio, a febbraio l’andamento negativo è ancora più marcato e non si aprono più aziende» aggiunge Gortani. Quanto alla situazione occupazionale, su 181 aziende che nel primo trimestre 2009 hanno richiesto la sospensione degli occupati nel bacino di Udine, 131 fanno capo al distretto e coinvolgono l’80% della forza lavoro. Ciò significa che gli ammortizzatori sociali sono stati chiesti per 653 degli 812 occupati. Di questi 258 lavoravano a San Giovanni al Natisone, 132 a Manzano, 61 a Pavia, 66 a Premariacco, 58 a Corno di Rosazzo, 35 a San Vito, 18 ad Aiello, 5 a Buttrio, 13 a Moimacco e 7 a Trivignano.Oltre agli ammortizzatori sociali garantiti dall’intervento dell’Ebiart, c’è la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria cui, a gennaio 2009, hanno fatto ricorso le aziende con un’impennata del 480% rispetto all’anno precedente passando da 9.497 a 55.039 ore per un totale di 400 addetti. «Non tutte le richieste si trasformano in sospensioni – circoscrive Gortani - e comunque è evidente la determinazione di alcuni imprenditori a intaccare il patrimonio personale pur di onorare i debiti con i dipendenti. Per coloro che non hanno tradotto le eccedenze in passato in patrimonio aziendale, inoltre, i rigidi sistemi di rating imposti alle banche da Basilea2 costituiscono una barriera, generando tensioni sul fronte finanziario. Chi ha dimostrato flessibilità imprenditoriale riqualificando la produzione, individuando nuovi mercati e approcciandoli direttamente, però, ora guarda con fiducia al futuro».
UDINE
Rachele Qualla per tre giorni alla settimana fa colazione in macchina. Spremuta e panino consumati nei cinque minuti di tragitto tra la piscina Tomadini e l’istituto tecnico commerciale Zanon. Perché prima della scuola ci sono gli allenamenti: la sveglia suona alle 5.45 e alle 6.15 Rachele entra in vasca con mamma Magherita che la segue passo passo contando le bracciate e prendendo nota dei tempi. Quando tanti suoi compagni di classe si svegliano lei ha già fatto alcuni chilometri di nuoto. Perché per fare collezione di medaglie d’oro come sta facendo lei tra campionati italiani e nazionale azzurra juniores bisogna fare anche tanti sacrifici. Oltre ad avere grinta e talento. Tutte qualità che alla campioncina quasi quindicenne (festeggerà il compleanno il 5 maggio) dell’Unione nuoto Friuli non mancano di certo.Ma come si fa a coniugare gli impegni sportivi con lo studio e lo svago?«Il segreto sta nel sapersi organizzare. Anche se ovviamente è inevitabile fare anche delle rinunce».Qual è quella che ti pesa di più?«Forse non poter uscire spesso con gli amici. Anzi per dire la verità con gli amici non esco quasi mai. Solo il sabato ogni tanto, quando non ci sono gare».Raccontaci la tua giornata tipo.«Lunedì, mercoledì e venerdì piscina alle 6.15 poi scuola, i compiti a casa, di nuovo piscina dalle 17 alle 19, se ho interrogazioni o compiti riprendo lo studio sennò dopo cena mezz’ora di svago al computer e a dormire. Gli altri giorni invece ho nuoto solo al pomeriggio ma comunque vado a letto presto».A che ora va a dormire un campionessa italiana di nuoto?«Nove, massimo nove e mezza. Tutti i giorni tranne il sabato».Ma non ti pesa sentirti esclusa dai racconti dei compagni di classe che discutono sui programmi tv visti il giorno prima o sul nuovo telefilm del momento?«Un po’ sì. Ma è una rinuncia che faccio volentieri. Nuotare mi piace. E così tutto il resto passa in secondo piano».Com’è nata la tua passione per il nuoto?«Direi per caso. Quando andavo al mare da piccola stavo sempre in acqua. Poi mi hanno portato in piscina ed è iniziato tutto».Una passione ereditata dalla famiglia?«No, i miei non hanno fatto nuoto. Mi è venuta così. E adesso anche mio fratello Riccardo che è più piccolo viene in piscina con me. Ma non accetta nessun consiglio. Fa tutto di testa sua e forse è giusto così, tra l’altro fa anche pallamano. Io invece ho fatto sette anni di ginnastica artistica. Ho iniziato con quella, mi piaceva, ma poi l’impegno col nuoto è cresciuto e ho dovuto mollare».Quando ti sei accorta di essere così forte, di poter competere e vincere con le migliori nuotatrici a livello nazionale e non solo?«Penso nel 2006. Quando a Imperia ho vinto l’oro nei cento dorso per la categoria esordiente. Avevo 12 anni e quando mi sono resa conto di essere arrivata prima mi sono messa a piangere come una fontana».Da lì poi non ti sei più fermata, hai tenuto il conto di tutte le medaglie che hai vinto?«Le ho tutte esposte in camera, però no. Non saprei dire quante ne ho vinte. Ma me le ricordo tutte, solo dovrei fare il conto».E la gara più bella?«I cento stile vinti l’anno scorso a Roma».Racconta...«Beh, il primo giorno ho vinto i 200 dorso che sono la mia specialità e sono arrivata seconda nei 50 stile a sorpresa. Il secondo giorno ho preso due ori nei 100 dorso e nei 200 misti. Insomma ho fatto un en-plein strepitoso. Ero felicissima già così. Ma il terzo giorno ho vinto anche i 100 stile, una vittoria assolutamente inaspettata. Sono arrivata lì con l’undicesimo tempo infatti quando ho fatto il miglior tempo nelle semifinali pensavo che le altre si fossero risparmiate. Non ci speravo ma sono andata in vasca e ho dato tutto, è stata una gioia speciale perché insperata».E adesso?«Adesso mi devo preparare per gli Europei di questa estate a Praga. Lì troveremo nazionali molto forti per cui devo lavorare sodo».Ma dopo i tre ori vinti con la nazionale al Sei Nazioni che si sono svolti in marzo a Novara ti sei concessa un po’ di riposo?«Certo. Dieci giorni. Di più è impossibile altrimenti si perde il ritmo..».Da grande cosa ti piacerebbe fare?«Dopo lo Zanon pensavo di iscrivermi all’università per diventare fisioterapista».Come, non vorresti fare la nuotatrice?«Quello lo faccio già, è la mia passione».Ma non pensi di diventare la nuova Pellegrini?«Veramente preferisco Alessia Filippi che ho anche conosciuto, ma il mio idolo è Michael Phelps. In camera ho tutti i suoi poster».Quali sono le qualità più importanti per una nuotatrice?«La grinta. Ma anche la concentrazione. Ci sono atleti che vanno fortissimo in allenamento o nelle gare minori e poi sbagliano gli appuntamenti importanti».Tu come fai a concentrarti?«Può sembrare un paradosso, ma in realtà penso ad altro. Prima di una gara mi piace chiacchierare. Parlo tantissimo, di tutto tranne che della gara. Cerco di distrarmi insomma. Quando sono in vasca invece cerco di non avere paura».Chi vuoi ringraziare per gli straordinari risultati che hai raggiunto?«Sicuramente il mio allenatore Carlo Lesa e poi Franco Casarsa e Massimiliano Tibaldo dell’Unione nuoto Friuli. E ovviamente la mia famiglia, in particolare mi mamma Margherita».Nel vademecum dello sportivo c’è anche quello della necessità di seguire una corretta alimentazione, senza concedersi troppi strappi alla regola. Anche per te è così?«In realtà sono stata da un dietologo, ma non mi ha ancora richiamata (ride, ndr)».Mi pare di capire che la cosa non ti dispiaccia troppo.. «E’ che mi piace la cioccolata...».E oltre al nuoto e alla cioccolata quali sono le tue passioni?«Mi piace la musica, da piccola ho anche suonato il pianoforte, ma non ho un cantante preferito».Che concerto andrai a vedere quest’estate?«Mi piacerebbe vedere Madonna, ma non so se sarò libera in quel periodo».Cristian Rigo

TREPPO GRANDE
TREPPO GRANDE. Tragica sbandata ieri mattina poco prima delle 8 sull’autostrada A23. Un trentacinquenne romeno è morto mentre un connazionale è rimasto quasi illeso in seguito a un’uscita di strada avvenuta sulla carreggiata Nord tra le uscite di Udine Nord e Gemona, al chilometro 35+600, nel territorio comunale di Treppo Grande. L’incidente ha causato notevoli rallentamenti al traffico.La vittima sarebbe B.C., queste le sue iniziali, ma non si è ancora certi infatti della sua identità in quanto gli agenti della polizia stradale di Amaro, intervenuti sul luogo dell’incidente per i rilievi, avrebbero trovato solo una denuncia di smarrimento dei documenti appartenuta alla vittima. Un foglio che porta la firma di B.C. appunto, residente in Romania. I risvolti di questo incidente non sono molto chiari e questo costringerà gli agenti della polstrada di Amaro ad ulteriori approfondimenti con il consolato e l’ambasciata di Romania. Pare che i due romeni, che viaggiavano a bordo di una Fiat Bravo con targa italiana, provenissero da Roma. Alla guida c’era B.C., che in un tratto di rettilineo ha perso il controllo dell’auto, centrando in pieno il guardrail centrale che funge da spartitraffico con la carreggiata opposta. L’impatto è stato violentissimo. A causare la sbandata mortale sarebbe stato un colpo di sonno del conducente. Sul posto sono arrivati nel giro di pochi minuti i sanitari del 118 udinese. I tentativi di rianimazione non sono stati sufficienti per la gravità delle ferite riportate dall’automobilista, di cui è stato constatato il decesso. Nel frattempo un’ambulanza ha trasportato l’altro occupante all’ospedale di Udine. Si tratta di Bobi Dan Bejescu, anch’egli residente in Romania, 28 anni. L’uomo è stato trattenuto nel nosocomio del capoluogo per accertamenti. Rintracciato anche il vecchio proprietario della Fiat Bravo, il quale ha confermato agli agenti l’avvenuto passaggio di proprietà. Rosario Padovano

UDINE
di PAOLA LENARDUZZI
È già conto alla rovescia per l’adunata degli alpini numero 82. L’appuntamento è per il 9 e 10 maggio a Latina, le sezioni della nostra provincia stanno già organizzando la spedizione e da Udine partirà il treno verde Julia che porterà giù 620 penne nere.
«Considerata la distanza, abbiamo chiesto alle ferrovie di metterci a disposizione un convoglio speciale – informa il presidente dell’Ana di Udine, Dante Soravito –. Un treno charter formato da 11 carrozze con cuccetta cui si aggiunge un vagone chiosco per rendere meno pesante il viaggio». Il punto di ristoro, che sarà fornito di caffè, vino, birra e panini, sarà gestito dai ragazzi dell’Ana di Ciseriis. La tradotta farà scalo solo a Pordenone per raccogliere alcuni partecipanti di quella sezione. Il treno sarà prezioso anche per l’ospitalità dei nostri nella città sede del raduno. A Latina Scalo infatti gli alpini friulani potranno utilizzare le cuccette nella notte di sabato. «Sarà garantita – dice ancora Soravito – la presenza di un medico e due infermieri oltre a un gruppo di venti volontari della Protezione civile. Non mancherà un servizio di sorveglianza, dal nostro arrivo fino alla ripartenza, con guardie giurate».Il treno è già stato battezzato Verde Julia, per richiamare la brigata, da sempre simbolo degli alpini friulani, cui si è voluto dedicare questa tradotta nel 60º anniversario della sua costituzione. E la spedizione friulana lascerà un segno attraverso la penisola perchè sulle due fiancate del convoglio appariranno le scritte Ospiti di gente unica, con il simbolo, e Treno verde Julia Latina 2009 – Ana di Udine. Per l’occasione era stato anche indetto un concorso per creare un logo da apporre sulla maglietta che verrà consegnata a tutti i partecipanti: è stata scelta la bozza di Elena Pesamosca e Carlo Tosolini. Per informazioni sul treno, che ha ancora posti liberi, si può chiamare l’Ana di Udine, 0432 502456.Ma i friulani non si muoveranno solo su rotaia per raggiunge la città laziale in cui negli Anni 30 tanti corregionali emigrarono per bonificare i terreni paludosi. Una ventina di pullman è già stata prenotata dagli alpini di Udine, cui si aggiungeranno quelli in partenza dalle sezioni Carnica, Cividale, Palmanova e Gemona. Altri noleggeranno camper e pullmini.
di PAOLA LENARDUZZI
Protesta in musica techno e rap lungo tutta via Mercatovecchio e poi presidio in piazzetta Lionello per chiedere a gran voce spazi di intrattenimento e più tolleranza verso chi vuole socializzare. Il centro città si è riempito di giovanissimi, studenti universitari ma non solo, che hanno dato vita alla prima Parata per il diritto alla socialità. Iniziativa decisa dopo lo stop forzato al Barcollo e l’anticipo dell’orario di chiusura dei Provinciali, che però non si limita a protestare per i provvedimenti restrittivi contro i volumi troppo alti, ma vuole soluzioni per «una città universitaria, che non si distingue affatto per iniziative a favore dei giovani».
Due camion e un furgone, perfettamente attrezzati con tanto di consolle e casse, hanno accompagnato il corteo preceduto dallo striscione “Udine viva” sostando dapprima in piazzetta Marconi davanti alla biblioteca, quindi in corrispondenza del Barcollo, poi più avanti, all’altezza del Commercio, quindi di fronte al Contarena. Balli improvvisati, offerta di bicchieri di vino, spiegazioni al megafono del perchè del ritrovo, tra la curiosità dei passanti. Alcuni infastiditi dai ritmi a palla e dall’occupazione della strada che costringeva gli autobus a fermarsi, ma la maggior parte solidali con i dimostranti. «Un po’ di confusione in città ci vuole – si sentiva dire anche da udinesi di una certa età – e i giovani hanno bisogno di esprimersi e di svagarsi». E ancora: «A chi può dare fastidio la musica ad alto volume se il centro è quasi disabitato?», fino a «chi sta al terzo piano metta i doppi vetri». Non è mancato chi ha obiettato «ci sono mille modi per divertirsi senza infastidire gli altri ed effettivamente già a ora di cena musica e schiamazzi qui sono insopportabili», e chi ha invocato «il giusto equilibrio: a volte basta abbassare appena appena il volume». Che poi è stato sottolineato anche dagli stessi organizzatori nell’intervento ufficiale di piazzetta Lionello che ha visto ingrossare le fila dei partecipanti fino ad almeno 500 persone. «Il diritto alla tranquillità e al riposo è sacrosanto – la premessa di Margarete Arca, portavoce dei giovani universitari, alla cui protesta si sono uniti i titolari di 17 bar –, tuttavia bisogna ridefinire le regole per musica e volumi. Sono troppi i locali del centro che hanno chiuso i battenti a causa delle proteste dei residenti, dal Savio allo Zoo, al No fan. Bar che comunque offrivano qualcosa di alternativo, tipo serate musicali o con artisti come ospiti, in iniziative spesso di qualità». Ma la manifestazione ha motivazioni più ampie: «In una città universitaria, con una massiccia presenza di studenti – obietta il comitato “Udine viva” – non possono mancare spazi e momenti di intrattenimento per i giovani. Luoghi pubblici, dopo tante promesse, non se ne vedono, ora ci paiono paradossali i provvedimenti contro contro i locali privati che danno vita al centro e garantiscono posti di lavoro». Poi, musica e canti con dj all’opera sono andati avanti fino a tarda sera.

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